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giovedì 30 giugno 2011

Yemen, il governo perde il controllo di cinque province

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Lo ha annunciato il vice presidente yemenita, Abdu Rabu Mansoor Hadi, che insiste sull'importanza dell'offensiva militare nel sud del Paese

Secondo le ultime dichiarazioni rilasciate alla Cnn dal vice presidente yemenita, Abdu Rabu Mansoor Hadi, il governo locale ha perso il controllo di cinque province, e il livello di sicurezza sta peggiorando su tutto il territorio. Hadi ha insistito però sull'importanza dell'offensiva militare nel sud del Paese, facendo riferimento in particolare alla provincia di Abyen (dove i miliziani di al Qaeda controllano la città di Zinjibar) e alle operazioni condotte contro al Qaeda mediante l'utilizzo di droni statunitensi.

Nella sola giornata di ieri, i combattimenti tra i militari e gli uomini di al Qaeda hanno lasciato a terra cinquanta vittime, in maggioranza soldati yemeniti.

Abdu Rabu Mansoor Hadi ha assunto poteri presidenziali in seguito all'attentato dello scorso 3 giugno a Sanàa, che ha causato il ferimento di Ali Abdullah Saleh, poi ricoverato.

venerdì 17 giugno 2011

Arabia Saudita, Women2drive: donne saudite al volante sfidano re Abdullah

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Dopo il fermo del 1991, una protesta "in ordine sparso" per l'abolizione della norma che proibisce alle suddite del regno di guidare.

Il vento del cambiamento che ha investito negli ultimi mesi il mondo arabo sembra essere giunto anche in Arabia Saudita, dove è prevista per domani la prima azione ufficiale, dopo quella del 1991, per chiedere al re Abdullah l'abolizione della norma che proibisce alle suddite del regno di guidare. Nonostante l'arresto della sua principale organizzatrice, Manal Al Sharif, e le numerose intimidazioni ricevute, il movimento Women2drive non si è dato per vinto, sostenuto da una vivace mobilitazione in rete.

Si è deciso di non stabilire un punto di incontro, per non incappare in un blocco simile a quello del 1991, data di inizio della campagna, preferendo piuttosto mettersi al volante nella propria città e procedere "in modo sparso". Le donne sono invitate a velarsi in maniera appropriata, esporre una bandiera saudita sul cruscotto, una scritta inneggiante al re Abdullah e, ovviamente il simbolo dell'iniziativa. Preferibile anche essere accompagnate da un uomo per evitare fermi e complicazioni con le forze di sicurezza.

In questi mesi, utilizzando principalmente internet, le donne saudite hanno preso la guida del movimento di protesta nel regno, chiedendo prima la partecipazione al voto nelle elezioni municipali di settembre, poi organizzando l'iniziativa di domani. Già pronto su Youtube un canale dedicato all'evento dove potranno confluire i video di quanti sceglieranno di appoggiare la sfida delle saudite.

martedì 14 giugno 2011

Libano, nel nuovo governo c'è molto Hezbollah... e nessuna donna



19 ministri su 30 vanno al "Partito di Dio" e ai suoi alleati

E' già stato definito "a trazione Hezbollah" il nuovo governo libanese, varato ieri sera dal premier incaricato Najib Miqati.
Ci sono voluti quasi cinque mesi di trattative per formare un esecutivo in cui, su 30 ministri, 19 sono esponenti del 'Partito di Diò sciita o suoi alleati. Gli altri 11 sono sostenitori o alleati del presidente Michel Suleiman o dello stesso premier, e vengono definiti "indipendenti".
Miqati, un miliardario sunnita, tycoon delle comunicazioni, dopo aver presentato la lista dei suoi ministri al presidente Suleiman ha affermato che il suo sarà "un governo di tutti i libanesi".

Tuttavia la coalizione del premier uscente, Saad Hariri, si è rifiutata di far parte del nuovo esecutivo e ora passerà all'opposizione.
Miqati era infatti il candidato di Hezbollah, che a gennaio aveva ritirato i suoi ministri dal governo di unità nazionale presieduto da Saad Hariri, provocandone la caduta. Il Partito di Dio era entrato in conflitto con l'ex premier per divergenze sul Tribunale internazionale (Tsl) che nei prossimi mesi avvierà il processo contro i presunti responsabili dell'attentato in cui nel febbraio 2005 venne assassinato l'ex premier Rafik Hariri, di cui Saad è figlio ed erede politico. Hezbollah, nel mirino della corte, vuole invece che Beirut prenda le distanze dal Tsl.
La politica verso il Tsl sarà di certo uno dei nodi più delicati da sciogliere per Miqati, ma non il solo: poche ore dopo la presentazione ufficiale della lista, uno dei suoi componenti ha già rassegnato le dimissioni. Si tratta del druso Talal Arslan, indicato come ministro di Stato, che ha sbattuto la porta denunciando "discriminazioni" da parte del premier incaricato, che non gli ha accordato alcun dicastero "chiave".




Le donne parlano di sconfitta e di un passo indietro sulla strada per la parità dei sessi

É polemica in Libano dopo la presentazione del nuovo esecutivo di Najib Miqati, che ha scatenato forti critiche per l'assenza di donne al suo interno. Una scelta vissuta come una sconfitta dalle attiviste locali, che la considerano un passo indietro nella lotta per la parità dei sessi. Un'altra questione spinosa è rappresentata dal Parlamento di Beirut, che non si riunisce da gennaio: resta così in sospeso il voto su numerosi emendamenti di legge che riguardano proprio le donne.

"É inutile dire - ha scritto sul suo blog l'attivista Nadine Moawad - che i movimenti per i diritti delle donne rifiutano questa completa alienazione delle donne dal governo e dalla scena politica libanese in generale". E ha aggiunto in un'intervista al Daily Star: "Penso che questo nuovo esecutivo sarà talmente impegnato a far fronte agli attacchi delle Forze del 14 marzo [la coalizione che si trova all'opposizione] da non avere tempo per affontare questioni come quella dell'elettricità, dell'acqua, e quelle delle donne e dei giovani".

Nel precedente governo di Saad Hariri, caduto a gennaio, le donne erano due: il ministro delle Finanze, Raya Haffar al-Hassan, e un ministro dello Stato.