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giovedì 30 maggio 2013

Arabia Saudita, è mistero sullo stato di salute di re Abdullah

da www.ilsole24ore.com


Abdullah-bin-Abdulaziz al-Saud (Afp)Abdullah-bin-Abdulaziz al-Saud (Afp)
È mistero sulla sorte dell'ottatanovenne sovrano saudita Abdullah. Molti siti lo danno per clinicamente morto, alcuni già da cinque giorni, ma non ci sono conferme ufficiali e l'agenzia di stampa saudita ha scritto che il re ha regolarmente presieduto la riunione del consiglio dei ministri di lunedì.
La notizia è stata diffusa da un giornalista del quotidiano Asharq al Awsat basato a Londra, secondo il quale gli organi vitali del sovrano hanno smesso di funzionare e il sovrano è stato sottoposto a defibrillazione. Non è la prima volta che si diffondono voci sulla morte dell'anziano monarca, viste le sue lunghe assenze dalla scena pubblica. Lo stesso Asharq al Awsat aveva dato per morto re Abdullah lo scorso novembre dopo un intervento durato 14 ore a Riad, la capitale saudita. Questa notizia venne successivamente smentita dalla corte reale.
Secondo altri website, Abdullah bin abdulaziz al Saud, custode dei luoghi santi di Mecca e Medina, salito al trono il primo agosto del 2005, era in Marocco in convalescenza dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico negli Usa. Secondo questi siti la notizia del suo decesso non verrà ufficializzata molto presto vista la difficile successione al trono e il delicato momento della regione.
Il futuro del trono del regno saudita, paese chiave della regione, alleato degli Usa e in crescente attrito con l'altra superpotenza regionale, l'Iran, si è complicato dopo la morte in successione di due principi ereditari entrambe fratellastri del re. Il primo, principe Sultan , è morto il 22 ottobre 2011. Nuovo principe ereditario divenne quindi il fratello di Sultan Nayef, che però è morto a Ginevra nel giugno dello scorso anno mentre stava effettuando test clinici.
Il terzo principe ereditario è quindi diventato Salman nominato il 18 giugno 2012. Appartiene alla vecchia guardia dei fratelli e fratellastri del re con i suoi 76 anni e dietro spingono le nuove generazioni, rappresentate da Muqrin bin Abdulaziz, nato nel 1945, ex capo dell'intelligence e nominato a febbraio secondo vice premier, carica che prelude alla nomina a principe ereditario.
La monarchia saudita, che segue la corrente ultraconservatrice dell'islam wahabita, ha festeggiato il 6 maggio l'ottavo anniversario dell'ascesa al trono di re Abdullah, patito di purosangue arabi, elogiandone le riforme in particolare quelle per dare timidi spazi alle donne, come la concessione del diritto di voto e di candidarsi alle prossime elezioni municipali nel 2015. (Ansa)

mercoledì 29 maggio 2013

Luoghi santi e regime fiscale: alle battute finali l'accordo fra Santa Sede e Israele

da www.ilsole24ore.com


GERUSALEMME. È alle battute finali la lunghissima trattativa tra Israele e Santa Sede per raggiungere un accordo che dia sostanza alle questioni ancora aperte tra i due Stati, che nel 1993 siglarono l'accordo di mutuo riconoscimento.
I temi sensibili riguardano il regime fiscale delle proprietà della Chiesa e la gestione di alcuni dei luoghi santi. In particolare – confermano fonti israeliane - sarà siglata l'intesa su uno dei luoghi-simbolo, il Cenacolo, costruzione sul Monte Sion dove la tradizione cristiana indica che vi si tenne l'Ultima Cena. In mano a Israele dal 1948, i francescani della Custodia ne hanno sempre rivendicato la proprietà e l'uso, che fino ad oggi è stato vietato (solo Giovanni Paolo II vi celebrò una messa nel 2000 e Benedetto XVI vi fece un incontro nel 2009 e una preghiera).
I cattolici – e quindi la Custodia dei francescani - ne avranno l'uso completo, ma non la proprietà: resta da definire la destinazione di una piccola area attigua dedicata ad un parcheggio che non può cambiare di destinazione, e si sta studiando una forma di compensazione. Sul fronte fiscale il regime sarà molto simile a quello definito in Italia: esenzione per i luoghi di culto e tassazione per le attività "a reddito", come gli alberghi e i negozi.
Le delegazioni di Santa Sede e Israele si incontreranno di nuovo il prossimo 3 e 4 giugno: al momento la sigla finale è ancora incerta, sia perché mancano appunto dei dettagli sia perché entrambi gli Stati hanno da poco due nuovi capidelegazione: per lo Stato ebraico il nuovo viceministro degli Esteri Zeev Elken (Likud) – che ha sostituito Danny Ayalon - e per il Vaticano il nuovo sottosegretario per i rapporti con gli Stati, il maltese Antoine Camilleri, che ha preso il posto di Ettore Balestrero. A Roma i rapporti sono tenuti dall'ambasciatore presso la Santa Sede, Zion Evrony.
Per la zona archeologica di Cesarea il patriarcato latino aveva una piccola chiesa (ci sono i resti) costruita in memoria di San Paolo ma l'area fu espropriata nel 1948 e trasformata in parco nazionale: Vaticano e Israele stanno lavorando per trovare una soluzione che preveda o la possibilità di accesso e di culto in un luogo all'interno dell'area, oppure l'individuazione di una zona per una casa per pellegrini.
Sullo sfondo resta la prospettiva di una visita di Papa Francesco, forse già il prossimo anno per i 50 anni dell'incontro con il patriarca Atenagoras: ma il Vaticano prima vuol firmare l'accordo, e ora anche Israele mostra sempre maggiore interesse. Un'intesa con la Chiesa è considerato dal governo israeliano un punto diplomatico importante nell'attuale contesto del Medio Oriente, tra la crisi siriana e l'escalation fondamentalista emerso dopo le "primavere arabe".

mercoledì 22 maggio 2013

Capitani d’impresa e guru ambientali Al via il forum economico dell’Eurasia

da www.lastampa.it
Anche Romano Prodi partecipa agli eventi
dell’Astana Economic Forum
Partiti i lavori della grande convention kazaka che mira a diventare il pensatoio economico
per la regione euroasiatica
francesco semprini
ASTANA (Kazakistan).
Partiti i lavori dell’Astana Economic Forum, la grande convention kazaka che mira a diventare il pensatoio economico di riferimento per la regione euroasiatica. Economico nel senso più lato del termine, visto che il forum, giunto alla sua sesta edizione, ospita personalità di ogni genere, uomini e donne di Stato, premi Nobel, leader di organizzazioni internazionali, capitani d’impresa, finanzieri, guru ambientali e operatori in tutti i settori dello scibile umano. Sono circa 8.500 coloro che, a vario titolo, da oggi e per tre giorni, interverranno al forum, provenienti da almeno cento Paesi di tutto il mondo per affrontare aspetti diversi delle dinamiche attuali, ma che ruotano principalmente attorno a un argomento di interesse primario, ovvero la crisi finanzario-economica-sociale che da circa cinque anni sta mettendo a dura prova il Pianeta nella sua interezza.

Il più importante evento è, infatti, la «World Anti-Crisis Conference», che ha l’ambizione di modulare iniziative congiunte per combattere le minacce di una società dalle tante contraddizioni, esplorando diverse proposte. Grazie ai contributi di personalità come i Nobel Robert Mundell, Christopher Antoniu Pissarides e Finn Kydland, o come il presidente Romano Prodi, Vuk Jeremic, numero uno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e ancora Jeffrey Immelt, vigoroso timoniere di General Electric, o il Nobel per gli studi climatici Chung Rae Kwon e ovviamente il padrone di casa, il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev. La Conferenza anti-crisi è organizzata in coordinamento con l’Onu e la presidenza russa del G-20 e serve a creare un coordinamento sempre più forte e integrato, specie per quanto riguarda la modulazione di politiche globali, tra il Palazzo di vetro e il Gruppo dei Venti grandi della Terra.

Attorno a questa, che costituisce la spina dorsale del Forum, ci sono discussioni articolate in particolare in sei direzioni. Ovvero, il futuro della crescita economica e dei prezzi delle materie prime, l’innovazione tecnologica e infrastrutturale, la competizione sui mercati internazionali, l’efficienza della piattaforma G-global, gli aspetti sociali della crescita (o della non crescita), e la situazione finanziaria in termini di rischio globale e le necessarie misure di prevenzione. Ad ospitare il forum è il Palazzo dell’indipendenza di Astana, una sorta di centro congressi che si trova nella parte nuova della capitale kazaka, una città dove ogni cosa è datata non più indietro della fine degli anni Novanta. Così come l’imponente moschea, una delle più grandi dell’Asia centrale, che guarda l’ambasciata americana, una fortezza visibile dai satelliti. Mentre il palazzo della pacificazione, ovvero la piramide dai toni poco faraonici realizzata da Norman Foster, ospita «Astex 2013», una sorta di appendice del Forum dove vengono affrontate tematiche tradizionali con strumenti della «Information and Communication Technology».

Il tutto in un clima quasi lunare, reso tale dal cielo plumbeo che accompagna la stagione di tarda primavera, e dall’architettura di quella che viene definita la cattedrale del deserto d’inverno. Una creatura dalle forme curiose che porta la firma di personaggi come Manfredi Nicoletti, progettatore del Central Concert Hall pensato come i petali di una rosa, e al giapponese Kisho Kurokawa curatore del piano urbanistico. Entrambi chiamati su tassativa indicazione di Nazarbayev. Perché qui tutto, o quasi, è deciso o ispirato al presidente, come il gigantesco quadro di gruppo, al secondo piano del Palazzo dell’Indipendenza, dove al suo passaggio, avvolti in un applauso corale, campeggiano, fra gli altri, i ritratti a grandezza naturale di Chirac, Blair, Bush, Schroeder, Eltsin e Silvio Berlusconi. 

martedì 7 maggio 2013

Siria, Bonino: "Non c'è soluzione militare". Cina e Turchia a Israele: "Raid inaccettabili"

da www.repubblica.it

Netanyahu, in visita a Pechino, costretto a incassare le proteste del governo cinese. Dopo i bombardamenti di domenica scorsa, costati la vita a 120 persone, alza la voce anche la Turchia: "Nessun pretesto può giustificare queste operazioni". Il ministro degli Esteri : "Mi auguro linea unitaria del governo"

TEL AVIV- Cina e Turchia alzano la voce contro Israele per i raid aerei in Siria. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, durante la visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito che la Cina si oppone fermamente all'uso della forza in Siria e ha chiesto a Tel Aviv di astenersi da nuove azioni militari.

Il portavoce ha ribadito che per la Cina la sovranità di una nazione merita rispetto e che la situazione attuale è molto complicata e sensibile. Il premier israeliano, è ancora a Shanghai ed è atteso nei prossimi giorni a Pechino, dove ieri è avvenuto l'incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo palestinese Mahmoud Abbas, al quale la Cina ha ribadito il suo sostegno.

Parole ancora più dure arrivano da Istanbul. I raid aerei israeliani sulla Siria sono "inaccettabili", ha detto il premier turco, Recep Tayyp Erdogan. "Nessun pretesto - ha aggiunto - può giustificare queste operazioni". Turchia e Israele poprio in queste ore sono impegnate nel dossier relativo ai risarcimenti per le vittime dell'abbordaggio alla Freedom Flotilla avvenuto nel maggio del 2010. Secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede nel Regno Unito, sono più di 120 le vittime del raid israeliano che domenica scorsa ha preso di mira una struttura militare nei pressi di Damasco.

Cauta la posizione italiana: "Non ritengo esistano soluzioni militari possibili in Siria, almeno nell'immediato" ha detto a Londra il ministro degli Esteri Emma Bonino dicendosi convinta che la via di uscita alla crisi nel Paese debba essere "politica". Il ministro ha sottolineato come "la situazione in Siria sia drammaticamente insopportabile", e come in questo momento serva "evitare di fare ulteriori danni". "Quello che è certo - ha aggiunto - è che tutti speriamo in una soluzione politica. Ma spingere in questa direzione significa anche fare in modo che le forze sul terreno siano più equilibrate". Per quanto riguarda la posizione italiana, ha spiegato la titolare della Farnesina, "sabato e domenica nel seminario convocato dal premier Enrico Letta con tutti i ministri saranno toccati i temi più caldi" anche di politica estera, e "mi auguro che in quella sede si consolidi una linea unitaria del governo italiano". "Spero - ha aggiunto Bonino - che la posizione sia omogenea anche a livello di Europa: stiamo infatti vivendo lo stesso dibattito che c'è stato in passato con Sarajevo e la Bosnia, e mi auguro che l'Europa abbia imparato la lezione e parli con una voce sola".

Intanto Israele ha ufficalmente confermato che un colpo di mortaio proveniente dal territorio siriano si è abbattuto sulle alture contese del Golan, annesse unilateralmente dallo Stato ebraico. Il proiettile è esploso in un campo, senza provocare feriti né danni. E' il terzo episodio del genere in appena 24 ore, dopo i due razzi sparati ieri dalla Siria e caduti sul versante israeliano della linea del cessate-il-fuoco, la frontiera di fatto tra i due Paesi che teoricamente sono in stato di guerra dal 1967.

lunedì 6 maggio 2013

Siria: morti 42 soldati nei raid aerei israeliani. Usati proiettili all'uranio

da www.ilsole24ore.com


È salito ad almeno 42 il numero complessivo dei soldati governativi morti nei due recentissimi raid aerei israeliani sulla Siria: lo ha reso noto Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione in esilio con sede a Londra. Circa altri cento militari lealisti risultano inoltre ancora dispersi, sebbene non sia chiaro se fossero tutti presenti nelle strutture bombardate, dove in genere ve ne sono di stanza centocinquanta.
Un'altra fonte militare siriana ha detto a Russia Today che Israele ha utilizzato proiettili all'uranio impoverito nel raid che avrebbe compiuto ieri. Lo riporta il sito web del Jerusalem Post. «Quando è avvenuta l'esplosione c'è stato come un terremoto, e poi è apparso un fungo gigante dorato di fuoco. Questo ci ha indicato che Israele ha usato proiettili all'uranio impoverito», ha detto la fonte.
I controlli di Ankara
Intanto, le autorità turche hanno iniziato nell'ultima settimana a effettuare controlli su alcune persone in arrivo dalla Siria per verificare se siano state in contatto con possibili armi chimiche, riferisce la stampa di Ankara. La misura è stata decisa dopo che fonti vicine ai ribelli hanno affermato che forze governative avrebbero fatto uso di prodotti tossici in alcune aree. Le autorità di Damasco hanno negato di avere utilizzato armi chimiche e hanno accusato i ribelli di avere sparso sostanze tossiche per accusare le forze lealiste e di avere poi chiesto controlli in Turchia. Prelievi di sangue sono stati effettuati su alcuni siriani in arrivo al confine turco e i campioni sono stati inviati per analisi ad Ankara. I primi test realizzati la settimana scorsa si erano rivelati negativi. Il governo di Ankara appoggia la ribellione sunnita in Siria. I due campi si accusano a vicenda di avere fatto uso di armi chimiche. Ma l'ex procuratore del Tribunale interanzionale sulla ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, che ora fa parte della Commissione d'inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani in Siria, ha detto ieri che "al momento" la commissione dispone di elementi sul possibile uso di gas nervino (sarin) solo da parte di oppositori al regime.