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mercoledì 28 agosto 2013

Gregorio III: La democrazia si costruisce con la pace. L’attacco Usa è un atto criminale

da www.asianews.it

SIRIA – LIBANO
Il Patriarca cattolico di Antiochia invita i Paesi occidentali ad ascoltare l’appello del papa. Un’azione armata distruggerà qualsiasi ipotesi di dialogo e riconciliazione futura. I cristiani verranno relegati in un ghetto. Senza di loro non può esistere un islam moderato. La scomparsa dei cristiani è un pericolo per tutto l’occidente e per il mondo arabo.


Beirut (AsiaNews) - "Ascoltiamo l'appello del Papa per la pace in Siria. Se i Paesi occidentali vogliono creare una vera democrazia devono costruirla con la riconciliazione, con il dialogo fra cristiani e musulmani, non con le armi. L'attacco pianificato dagli Stati Uniti è un atto criminale, che mieterà altre vittime, oltre alle migliaia di questi due anni di guerra. Ciò farà crollare la fiducia del mondo arabo verso il mondo occidentale". È quanto afferma ad AsiaNews Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti. L'appello giunge a poche ore dalle voci di un attacco imminente degli Stati Uniti contro Damasco. L'operazione è appoggiata da altri Paesi: Francia, Gran Bretagna, Turchia e Lega Araba. In questi giorni il prelato ha diffuso in tutte le parrocchie della Siria l'appello pronunciato lo scorso 25 agosto da papa Francesco.
"La voce dei cristiani - afferma il patriarca - è quella del Santo Padre. In questo momento occorre essere pragmatici. La Siria ha bisogno di stabilità e non ha senso un attacco armato contro il governo".
Gregorio III si domanda: "Quali sono le parti che hanno condotto la Siria a questa linea rossa? Chi ha portato la Siria a questo punto di non ritorno? Chi ha creato questo inferno in cui vive da mesi la popolazione?". "Ogni giorno - spiega -  in Siria entrano estremisti islamici provenienti da tutto il mondo con l'unico intento di uccidere e nessun Paese ha fatto nulla per fermarli, anzi gli Stati Uniti hanno deciso di inviare ancora più armi". Il prelato sottolinea che l'attacco pianificato dagli Usa colpirà soprattutto la popolazione siriana e non è meno grave dell'uso di armi chimiche.
Secondo il Patriarca, i Paesi occidentali continuano a sostenere un opposizione che non esiste, che non ha alcuna autorità sul campo. "I lavori per la conferenza di Ginevra 2 - sottolinea - sono fermi. La parola dialogo è ormai dimenticata. Per mesi i Paesi occidentali hanno perso tempo a discutere, mentre la gente moriva sotto le bombe di Assad e per gli attacchi degli estremisti islamici di al-Qaeda".
Gregorio III avverte che una eventuale vittoria degli islamisti darà vita a un Paese diviso in piccole enclavi, confinando i cristiani in un ghetto. "La nostra comunità si riduce ogni giorno. I giovani fuggono, le famiglie abbandonano le loro case e i loro villaggi". Per il prelato "la scomparsa dei cristiani è un pericolo non solo per la Siria, ma per tutta l'Europa". "La nostra presenza - afferma -  è la condizione essenziale per avere un islam moderato, che esiste grazie ai cristiani. Se noi andiamo via, non potrà esservi in Siria alcuna democrazia. Tale tesi è sostenuta anche dagli stessi musulmani, che temono la follia islamista. In molti affermano che non si può vivere dove non vi sono i cristiani". (S.C.)

lunedì 26 agosto 2013

Siria, l'attacco militare è più vicino Ma Assad avverte: «gli Usa falliranno»

da www.corriere.it

MEDIO ORIENTE

Indiscrezioni inglesi dopo la telefonata Obama-Cameron
La Russia: «Conseguenze gravi». Oggi l'ispezione Onu

La flotta americana (Afp)La flotta americana (Afp)
Una risposta e un avvertimento. Assad respinge le accuse dell'Occidente e avvisa gli Usa: «Possono avventurarsi in qualunque guerra ma non possono sapere quanto durerá e fin dove arriverá». In un'intervista al quotidiano russo Izvestia il presidente siriano definisce «un insulto al buon senso» le accuse rivolte dai paesi occidentali sull'uso di armi chimiche. «Queste accuse - ha proseguito Assad - hanno motivazioni politiche e sono suscitate dalla serie di vittorie che le forze del governo stanno ottenendo contro i terroristi». Per il presidente siriano gli Usa devono sapere che, se decideranno di attaccare militarmente la Siria, «falliranno come in tutte le guerre che hanno scatenato finora, dal Vietnam a oggi».
OPZIONE MILITARE - Il presunto attacco con il gas del 21 agosto a Damasco, che secondo l'opposizione siriana ha causato 1.300 morti, ha accelerato il corso degli eventi: Stati Uniti e Gran Bretagna decideranno a breve come procedere al primo attacco missilistico contro il regime siriano. È quanto riferiscono il Telegraph e il Daily Mail. Secondo le due testate la scossa allo status quo (il conflitto è iniziato a marzo del 2011) sarebbe frutto della lunga telefonata nella notte tra sabato e domenica (40 minuti) tra Barack Obama e David Cameron in cui i due leader avrebbero deciso di prendere una decisione «entro 48 ore» ipotizzando un attacco entro al massimo «10 giorni». La ricostruzione non trova però la conferma dalla Casa Bianca.
Voci dal vicino oriente - Siria, l'orrore, i dubbi e i sospetti sull'attacco chimico
di A.Ferrari

RUSSIA - Un'ipotesi che ha già inquietato la Russia, che ha parlato di conseguenze «estremamente gravi» in caso di un eventuale intervento militare in Siria. In una telefonata del ministro degli Esteri Sergej Lavrov al suo omologo Usa John Kerry, il capo della diplomazia russa ha sottolineato che le «dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi giorni da Washington sul fatto che le truppe americane sono pronte ad intervenire nel conflitto siriano sono viste con profonda preoccupazione» da Mosca. «Si ha l'impressione che certi circoli, inclusi quelli sempre più attivi nei loro appelli per un intervento militare scavalcando l'Onu, stiano francamente tentando di spazzar via gli sforzi comuni russo-americani degli ultimi mesi per convocare una conferenza internazionale per una risoluzione pacifica della crisi», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo che ha indetto una conferenza stampa urgente per lunedì pomeriggio.
LA RICERCA DEL GAS - Lunedì inizia la missione degli ispettori Onu alla ricerca di tracce del gas nervino che secondo l'opposizione siriana sarebbe stato usato da Assad. Ma da Washington, Londra e Parigi hanno già messo le mani avanti: il via libera è tardivo perché con ogni probabilità i tecnici del Palazzo di Vetro non troveranno nulla, visto che è trascorso troppo tempo. Gli esperti hanno spiegato che dopo 3 giorni (72 ore) è quasi impossibile trovare tracce dei gas, e lunedì ne saranno trascorsi 5. Washington e Londra hanno già nella regione forze militari potenti. Gli Usa hanno schierato nel Mediterraneo (base dell'intera VI flotta) nelle vicinanze delle acque siriane 4 cacciatorpedinieri armati ognuno con 96 missili in grado di colpire con estrema precisione bersagli a 2.500 km di distanza, gli stessi usati per martellare la Libia di Muammr Gheddafi nel 2011. E la marina britannica sarebbe pronta ad unire le forze con gli Stati Uniti. La Royal Navy ha diverse navi da guerra, incluso un sottomarino a propulsione nucleare, la portaerei Hms Illustriuos, la portaelicotteri Hms Bulwark e almeno 4 fregate. RIUNIONE - Lunedì è in programma una riunione ad Amman in Giordania dei vertici militari di 10 Paesi, a partire dal generale usa Martin Dempsey, il britannico Sir Nick Houghton, e gli omologhi di Francia (il cui governo sostiene la necessita di una risposta militare ad Assad), Canada, Italia e Germania (che non vedono di buon occhio un intervento armato) oltre che Giordania, insieme ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia (Paesi sunniti che fanno a gara nel sostegno alla multiforme opposizione siriana). L'incontro, hanno sottolineato diverse fonti, era previsto da giugno ma l'attacco del 21 agosto ha impresso una accelerazione agli eventi e quindi assume una rilevanza diversa. Il governo di Ankara ha già dichiarato la sua disponibilità a partecipare a qualsiasi coalizione militare, anche senza l'avallo dell'Onu.

sabato 24 agosto 2013

Siria, Obama studia precedente Kosovo per reagire attacco chimico. Navi pronte a ogni evenienza

da www.ilsole24ore.com


(Afp)(Afp)
Il Pentagono sta attualmente mobilitando le forze armate - le navi sono già pronte per ogni evenienza - nel caso il presidente americano Barack Obama optasse per un intervento militare contro la Siria. Lo ha annunciato nella notte il segretario alla Difesa di Washington, Chuck Hagel.
I responsabili militari americani hanno preparato tutta una serie di "opzioni" per il presidente degli Stati Uniti, nel caso decidesse di attaccare il regime di Damasco: lo ha dichiarato Hagel alla stampa a bordo dell'aereo che lo portava in Malesia, mentre il regime siriano è sospettato di aver utilizzato armi chimiche che hanno provocato un gran numero di vittime.
I consiglieri
Barack Obama ha convocato alla Casa Bianca per il fine settimana i suoi consiglieri per la sicurezza per discutere sulle opzioni americane, inclusa un'azione militare, contro il regime siriano, accusato di aver usato armi chimiche contro i civili. Lo hanno reso noto fonti dell'Amministrazione Usa. Per il presidente americano sarà il primo incontro con i responsabili della politica estera e di difesa da quando mercoledì scorso le forze di Bashar al-Assad avrebbero sferrato un attacco con il gas nervino in un sobborgo di Damasco.

Fonti dell'Amministrazione hanno messo in guardia dall'attendersi che la riunione del weekend produca una decisione finale su un eventuale intervento militare. Agli incontri alla Casa Bianca, però, dovrebbe partecipare anche il generale Martin Dempsey, il capo di Stato maggiore interforze, proprio per illustrare le possibili opzioni militari. Lo stesso Dempsey nei giorni scorso aveva espresso perplessità su un eventuale attacco contro le forze lealiste affermando che i ribelli non appoggiano gli interessi americani.
Armi chimiche
Mentre Barack Obama valuta le opzioni per rispondere al sospetto attacco con armi chimiche in Siria, i suoi collaboratori sulla sicurezza nazionale stanno studiando l'intervento aereo della Nato in Kosovo come possibile "modello" per agire senza un mandato delle Nazioni Unite. Lo riportano vari organi di informazione statunitensi, tra i quali il New York Times. Con la Russia probabilmente ancora intenzionata a mettere il veto su qualunque azione militare proposta al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'inquilino della Casa Bianca sembra combattuto sull'ipotesi di "bypassare" il Palazzo di Vetro. Anche se, ha avvertito, per agire in questa direzione servirebbe una robusta coalizione internazionale e un valido appiglio legale.

"Se gli Stati Uniti procedessero e attacchessero un'altra nazione senza un mandato dell'Onu e senza che possano essere presentate prove valide, allora ci sarebbero questioni su un fondamento del diritto internazionale", ha detto Obama ieri alla Cnn, nelle prime dichiarazioni pubbliche sul sospetto attacco con il gas nervino di mercoledì, "Avremmo la coalizione per farlo funzionare?".

Obama ha descritto l'attacco come "un evento chiaramente notevole di grande preoccupazione" e ha ammesso che gli Stati Uniti non hanno molto tempo a disposizione per rispondere. Ma, ha chiarito il presidente degli Stati Uniti, devono essere gli inquirenti delle Nazioni Unite a stabilire se siano state usate armi chimiche.

Il Kosovo è un chiaro precedente per Obama perchè, come in Siria, furono uccisi civili e la Russia aveva legami consolidati con le autorità di governo accusate degli abusi. Nel 1999, il presidente americano dell'epoca - Bill Clinton - utilizzò l'appoggio della Nato e la protezione di una popolazione vulnerabile per giustificare 78 giorni di attacchi aerei.


venerdì 23 agosto 2013

Raid di Israele contro il Libano: un razzo colpisce base palestinese

da www.ilsole24ore.com

(Reuters)(Reuters)
L'aviazione israeliana ha bombardato un obiettivo in Libano in risposta al lancio di razzi ieri dal Libano verso Israele, secondo quanto dichiarato da un portavoce. Una fonte ha detto che il «sito terroristico» bombardato si trova vicino Nàameh, tra Beirut e Sidone. Il razzo avrebbe infatti colpito la base di Nàmeh. Lo afferma la tv libanese Al-Manar citando un gruppo di militanti palestinesi.
Colpita postazione palestinese
È scattata nella notte la rappresaglia d'Israele per i razzi lanciati ieri dal Libano meridionale contro la Galilea, uno dei quali intercettato dal sistema difensivo anti-missilistico «Iron Dome» mentre due si sono abbattuti al suolo in zone abitate, seppure senza causare feriti: secondo l'agenzia di stampa ufficiale libanese «Ann», l'Aviazione dello Stato ebraico ha infatti «bombardato» e «colpito in pieno» una «postazione terroristica» situata tra Beirut e Sidone, nei pressi del villaggio libanese di Naameh.
Il razzo lanciato da Israele contro la base libanese di Nàmeh non ha provocato feriti o danni significativi, riferisce ancora la tv libanese Al-Manar. L'emittente cita un portavoce del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale il quale dice che il Fronte stesso è rimasto sorpreso di essere stato preso come bersaglio in quanto il lancio del primo razzo sparato ieri dal Libano verso Israele era stato rivendicato da un gruppo musulmano sunnita separato, collegato ad al Qaeda.
La risposta ai razzi lanciati ieri
Il bombardamento del «sito terroristico» tra Beirut e Sidone è «in riposta ai quattro razzi lanciati ieri sul nord di Israele». Lo dice l'esercito israeliano, il cui portavoce Peter Lerner ha sottolineato che Israele non «tollererà aggressioni terroristiche che partono dal Libano«. «L'attacco di ieri - ha proseguito - è una lampante violazione della sovranità israeliana ed ha messo a repentaglio la vita civile di Israele». Attacco di cui è «responsabile il governo libanese».

mercoledì 14 agosto 2013

Israele libera i primi 26 prigionieri palestinesi. Riprendono i negoziati di pace

da www.ilsole24ore.com


(Epa)(Epa)
Israele ha liberato nella notte fra martedì e mercoledì 26 prigionieri palestinesi, qualche ora prima della ripresa dei negoziati di pace a Gerusalemme. Undici prigionieri sono stati portati in Cisgiordania, dalla prigione israeliana di Ofer, vicino a Ramallah, a bordo di un convoglio di quattro veicoli dell'Autorità palestinese, scortato dalla polizia. All'arrivo, all'1,40 ora locale (mezzanotte e 40 in Italia) sono stati accolti dal presidente Mahmud Abbas e da migliaia di persone entusiaste.
Un altro gruppo di 15 prigionieri è stato portato alla stessa ora nella Striscia di Gaza dalla prigione di Ayalon, vicino a Tel Aviv. In totale, 104 detenuti condannati devono essere rilasciati nel corso di nove mesi di negoziati di pace previsti fra Israele e la Palestina. Questa prima liberazione segue però l'annuncio da parte israeliana di un colpo di acceleratore nella colonizzazione dei Territori, con l'autorizzazione alla costruzione di 942 alloggi a Gerusalemme Est.
Raid aereo contro i razzi a Gaza
L'esercito israeliano ha effettuato un raid aereo nella Striscia di Gaza in seguito ai lanci di razzi avvenuti poco prima della ripresa dei negoziati israelo-palestinesi. Lo ha annunciato il portavoce dell'esercito. «Il raid ha preso di mira due siti per il lancio di razzi in seguito a lanci di razzi avvenuti ieri a partire dalla Striscia di Gaza, uno dei quali è esploso in territorio israeliano», senza provocare vittime, ha annuncia

'Rivolta' in Iran, Rohani propone nel suo esecutivo tecnici e filo-occidentali

da www.asianews.it

Oggi si tiene in Parlamento il voto per approvare il Gabinetto del nuovo presidente. Fra i funzionari proposti da lui vi sono una donna e un famoso petroliere vicino all’opposizione dell’Onda verde. I membri del gabinetto hanno tutti studiato all’estero, molti negli Stati Uniti.


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Ex ambasciatori all'Onu, manager di fama internazionale e personaggi con stretti legami con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali: sono alcune delle caratteristiche dei membri del nuovo gabinetto di governo scelti dal presidente Hassan Rohani. Oggi il Parlamento voterà l'approvazione dei nomi proposti. Secondo l'agenzia Fars, almeno l'80% dei parlamentari è con la linea Rohani. In questi giorni ben 148 deputati hanno chiesto di presentare un discorso in suo favore. Solo 18 politici conservatori hanno presentato testi con posizioni contrarie al Gabinetto e al programma di riforme.
Fra le nomine più apprezzate dalla comunità internazionale vi è la quella di Elham Aminzadeh, avvocato e donna, che diventerà vice-presidente degli Affari legali. La donna, con un passato da ambasciatrice alle Nazioni Unite, ha studiato diritto internazionale presso l'Università di Glasgow, con una tesi di dottorato intitolata "Le Nazioni Unite, la pace e la sicurezza internazionale: Un'analisi giuridica e pratica". Attualmente la Aminzadeh è assistente di diritto pubblico presso l'Università di Teheran. In una conferenza stampa tenutasi lo scorso 12 agosto, lo stesso presidente ha affermato che la donna è stata scelta per la sua profonda competenza in materia giuridica.
La Aminzadeh è solo uno dei tecnici con provate capacità e studi all'estero proposte dal nuovo presidente. La maggior parte di essi ha servito durante i governi moderati di Akbar Hashemi Rafsanjani e Mohammad Khatami.
Tuttavia la frangia estremista non sarebbe d'accordo con Rohani su diversi dei ministri presentati. Uno di essi è Bijan Zanganeh, scelto come ministro del Petrolio. Egli è considerato uno dei migliori manager del settore petrolifero, principale risorsa economica del Paese, ma allo stesso tempo è inviso ai conservatori per i suoi legami con i leader dell'opposizione: Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi. Entrambi sono in carcere dal 2009, dopo le proteste di piazza che portarono milioni di persone a manifestare contro l'allora presidente Ahmadinejad.
Un altro personaggio famoso per le sue capacità è Mohammad Javad Zarif, proposto come ministro degli Esteri. Per sei anni è stato ambasciatore Onu in Iran ed è ben noto a New York e nei circoli di Washington come un diplomatico capace ed onesto. Il futuro capo di Stato maggiore Mohammad Nahavandian sarà invece il ponte fra l'ala moderata e quella più in linea con i conservatori. L'uomo ha una formazione tradizionale islamica e un dottorato di ricerca in economia negli Stati Uniti. Dopo la rivoluzione del '79 Nahavandian è riuscito a farsi strada all'interno del sistema teocratico degli Ayatollah senza per questo rinunciare alle sue posizione. Secondo gli analisti il futuro capo di Stato maggiore ha rapporti di fiducia sia con le autorità religiose che con i politici più riformisti.
Nel suo discorso di insediamento, Rohani ha promesso di combattere l'elevata inflazione e la disoccupazione, perseguire una politica estera più "costruttiva" e consentire maggiori libertà sociali rispetto al suo intransigente predecessore Mahmoud Ahmadinejad. "Il vostro voto di fiducia ai ministri - ha affermato di recente in un discorsi al Parlamento - non è solo un voto per le persone, è un voto per l'intero governo e dei suoi futuri programmi".

domenica 11 agosto 2013

Iraq: Usa condannano attacchi

da www.ansa.it

Nemici islam hanno colpito civili che festeggiavano fine Ramadan

11 agosto, 09:48

Iraq: Usa condannano attacchi (ANSA) - NEW YORK, 11 AGO - Gli Stati Uniti condannano gli autori degli attentati delle ultime ore in Iraq: sono ''nemici dell'Islam'' afferma il Dipartimento di Stato, condannando fermamente gli episodi che hanno causato la morte di decine di persone con attentati con autobombe, colpendo civili che stavano festeggiando la fine del Ramadan.

venerdì 9 agosto 2013

Dal nuovo Iran di Rohani uno spiraglio per l'economia

da www.ilsole24ore.com


Il primo sguardo occidentale dentro al nuovo Iran di Hassan Rohani è del vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli, che ha anticipato i cambiamenti in atto con una visita di due giorni a Teheran dove da alcuni anni non si vedeva un rappresentante ufficiale di un governo europeo. In un certo senso questa missione è il primo segnale esterno che si chiude un'era, quella di Ahmadinejad, e forse se ne apre un'altra, senza farsi troppe illusioni perché l'Iran presenta sfide complesse: dal nucleare ai rapporti con gli Usa, dalla contrapposizione con Israele alla Siria, dove l'Iran, con Hezbollah e Russia, sostiene il regime di Bashar Assad.
«La mia impressione - dice Pistelli - è che l'Unione e l'Italia potrebbero ritagliarsi spazi importanti in Iran per rilanciare le relazioni economiche. Bisogna però sfruttare subito il momento creato da una nuova leadership forte perché combina il sostegno sia della Guida Suprema Ali Khamenei che dei riformisti, una costellazione oscuratasi negli otto anni di Ahmadinejad».
Gli interessi italiani sono in primo piano: la diplomazia commerciale è stata definita una «priorità» dal ministro degli Esteri Emma Bonino. «L'Italia - dice Pistelli - ha grandi opportunità in Iran, anche al di là dei tradizionali settori come petrolifero e impiantistica: lo testimonia la presenza delle imprese italiane a Teheran, rimaste qui al prezzo dei grandi sacrifici richiesti dalle sanzioni americane ed europee». Il messaggio che viene dalla nostra diplomazia questa volta è assai chiaro: «Abbiamo pagato anche noi italiani con grandi rinunce economiche le sanzioni all'Iran: è ora di modificare la tendenza distinguendo tra il commercio legittimo e quello sanzionato. Dobbiamo difendere le nostre posizioni su questo mercato, come fanno gli altri Paesi».
Quello di Rohani si potrebbe definire un governo di larghe intese, che comprende conservatori e riformisti - nessuna donna però - con un obiettivo chiaro fin dall'inizio: «Lavoreremo - ha dichiarato il neo-presidente - per far togliere all'Iran le ingiuste sanzioni economiche». Che significa trovare un accordo sull'arricchimento dell'uranio, una questione che come ex capo negoziatore Rohani conosce perfettamente.
«La novità - sottolinea Pistelli - è che il dossier nucleare verrà messo sotto l'ala del nuovo ministro degli Esteri Javad Zarif, con la supervisione decisiva della Guida Suprema. Dai colloqui che ho avuto è venuto un messaggio incoraggiante: l'accordo, dicono, è a portata di mano, nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) al quale l'Iran aderisce».
Il ministro degli Esteri Zarif sembra l'uomo della svolta: doppia laurea negli Stati Uniti, ex ambasciatore all'Onu, ebbe un ruolo importante negli anni 80 per il rilascio degli ostaggi Usa in Libano. E fu lui che dopo la guerra in Afghanistan negoziò a Bonn un governo di coalizione con Karzai senza i talebani. L'Afghanistan, insieme al nucleare e alla Siria, è stato uno degli argomenti dei colloqui di Pistelli: «Presto firmeremo con Teheran un Memorandum d'intesa, anche in vista del ritiro del 2014 e della permanenza degli italiani a Herat. Sui negoziati con i Talebani gli iraniani sono scettici: non esistono - dicono - talebani moderati e talebani estremisti: è un equivoco tutto occidentale».
Consegnando una lettera del presidente del Consiglio Enrico Letta al nuovo presidente Rohani, Pistelli ha avuto un incontro anche con il nuovo capo di gabinetto di Rohani, Mohammed Nahavandian, un personaggio chiave: ex consigliere economico del presidente riformista Mohammed Khatami, è diventato poi capo della potente Camera del commercio e dell'industria - dove passano gran parte degli affari con l'Iran - ed è considerato un pragmatico. Si è laureato in economia negli Stati Uniti e ha una doppia residenza, Teheran e New York.
I primi cento giorni - hanno detto i nuovi esponenti del governo - saranno decisivi: non si devono sbagliare tempi e modi sul fronte della politica estera e saranno delicati anche all'interno, per far comprendere che l'Iran sta negoziando ma non rinuncia ai suoi princìpi. Si può comunque anticipare che in Parlamento, ancora dominato dalla corrente conservatrice dei “principalisti”, il governo dovrebbe passare agevolmente l'esame del voto.
Ma l'aspetto forse più interessante, oltre all'enfasi posta sulle competenze economiche del nuovo esecutivo, è quello legato alla presenza dei militari: nel governo Ahmadinehad erano circa la metà dei ministri, adesso sono soltanto tre quelli che arrivano dalle file dei Pasdaran e dei Basiji, gli apparati di sicurezza che nel 2009 scatenarono la repressione contro l'Onda Verde. Un segnale non secondario dentro e fuori l'Iran.

domenica 4 agosto 2013

L'Arabia Saudita nega lo spazio aereo al presidente del Sudan

da www.corriere.it

IL NUMERO UNO DI KHARTOUM E' ACCUSATO DI CRIMINI CONTRO L'UMANITA'

Il velivolo di Omar Al Bashir costretto a tornare indietro
Si stava recando al giuramento del neopresidente iraniano

Al Bashir (Reuters)Al Bashir (Reuters)
Le autorità saudite hanno negato il sorvolo del proprio spazio aereo al velivolo del presidente sudanese Omar al Bashir che si stava recando in Iran per il giuramento del neopresidente iraniano Hasan Rohani. Karthoum ha annunciato che l'aereo del presidente, accusato di crimini contro l'umanità dalla Cpi, è dovuto tornare indietro.