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sabato 26 ottobre 2013

Iran, media più liberi grazie alle aperture di Rouhani

da www.asianews.it

IRAN
Con il nuovo presidente i giornali pubblicano dibattiti su argomenti un tempo proibiti. Dopo anni di censura diminuisce la stretta di servizi segreti e magistratura. Un ex politico del governo Kathami avverte però che “è ancora troppo presto per parlare di vero cambiamento”.


Teheran (AsiaNews/ Agenzie) - Storie e foto di  dissidenti politici arrestati, dibattiti sulle sanzioni Usa e sulle responsabilità dei politici, maggiori possibilità di rapporti l'estero. Sono alcuni effetti delle piccole aperture fatte dal governo Rouhani a favore dei media iraniani, per oltre un decennio vittime della censura dei servizi segreti.
Un esempio di questi cambiamenti è la storia di Ali Aalaei , direttore del quotidiano Iran Etemaad che lo scorso mese è riuscito a pubblicare  la vicenda di Mohsen Safaei Farahani  dissidente arrestato nel 2009 e condannato a sei anni di carcere per aver contestato la vittoria alle elezioni di Ahmadinejad. Aelei racconta che l'articolo è corredato da molte fotografie che mostrano il volto angosciato dell'uomo durante il processo. Una delle fotografia è stata messa in copertina, fatto impensabile fino a pochi mesi fa. "Abbiamo avuto una buona reazione  - sottolinea Aelaei - le restrizioni sono notevolmente diminuite". Il direttore dell'Iran Etemaad è solo uno dei giornalisti che stanno approfittando delle nuove aperture del governo Rouhani. Diversi quotidiani e settimanali non ufficiali sono riemersi dall'ombra e da settembre si possono leggere articoli che descrivono argomenti tabù come le sanzioni economiche e si interrogano sull'utilità del vecchio slogan "morte all'America".
Saba Azarpik, giornalista che ha lavorato per numerose testate fra cui Etemaad, racconta che durante il secondo mandato di Ahmadinejad , i redattori erano costretti a inviare le bozze dei loro giornali  ai servizi di intelligence che vagliavano le notizie e ne decidevano o meno la pubblicazione.  "Oggi  - spiega Azarpik -  nessuno manda anticipo copie , ci sono meno tabù , un minor numero di chiamate da parte della magistratura per spiegare i nostri articoli".
Tuttavia secondo molti iraniani si tratta di una falsa alba, frutto solamente del nuovo approccio più conciliante nei confronti degli Stati Uniti volto ad ottenere una riduzione delle sanzioni e no  di un vero e proprio cambiamento.
In passato le autorità iraniane hanno spesso ridotto e in seguito aumentato le libertà dei media. Dopo l'elezione nel 1997 del riformista Mohammad Khatami vi fu un fiorire di nuove pubblicazioni, che in pochi anni avevano sdoganato una serie di tematiche compresa la critica dell'establishment religioso. L'ondata di libertà si è spenta con la salita al potere del conservatore Ahmadinejad. Durante il suo doppio mandato dell'ex pasdaran ha chiuso più di 150 giornali.
Aliasghar Ramezanpoor, vice-ministro della cultura del governo Khatami e ora residente nel Regno Unito, sostiene che è troppo presto per parlare di reali aperture. "La stampa - afferma - non ha ancora sfidato le line rosse stabilite dai potenti come in passato". Secondo l'ex politico i dibattiti attuali sono per lo più limitati a temi consentiti dalle autorità, come ad esempio il rapporto con gli Stati Uniti.

lunedì 14 ottobre 2013

Quasi due milioni di pellegrini al pellegrinaggio della Mecca

da www.asianews.it

ARABIA SAUDITA
Diminuiti del 20% rispetto all'anno scorso. Le cause: i lavori in corso alla Mecca e i timori di infezioni da coronavirus. Grande spiegamento di forze di sicurezza. Segni di distensione fra Iran e Arabia saudita.


Mina (AsiaNews) -   Quasi due milioni di pellegrini sono giunti da ieri alla Mecca per il pellegrinaggio annuale (Hajj), che secondo i musulmani ogni islamico dovrebbe compiere almeno una volta nella vita.  Il loro numero è minore degli altri anni dovuto a timori di diffusione del coronavirus e a riduzioni causate da problemi di sicurezza.
Da ieri Mina, che prima sembrava una città fantasma, è ormai abitata da folle giunte da tuto il mondo islamico. Per tutti questi giorni vivranno in 45mila tende, gli uomini vestendo lo ihram  (due teli bianchi senza cuciture), le donne tutte coperte eccetto il volto e le mani.
Oggi la massa dei pellegrini si è mossa verso il monte Arafat, dove avviene la confessione dei peccati e il rifiuto del diavolo. Il caldo torrido è smorzato qua e là da spruzzi di acqua vaporizzata lungo il cammino.
Il principe Mohammed Bin Naif, ministro degli interni. Ha dichiarato che quest'anno i pellegrini dall'estero sono circa 1,37 milioni, il 21% in meno rispetto all'anno scorso. Egli ha spiegato che ciò è dovuto agli imponenti lavori in corso alla Mecca e alla decisa politica di non far entrare nessuno senza documenti.  Almeno 70mila persone hanno cercato di entrare nei luoghi sacri senza permessi e la polizia ha fermato 138mila veicoli.
Il principe ha anche sminuito il pericolo di infezioni da coronavirus, anche se quest'anno i morti di questa malattia, simile alla Sars, ha colpito 60 persone nel mondo di cui 51 dell'Arabia saudita.
La sicurezza è al massimo: vi sono 100mila soldati che garantiscono non vi siano dimostrazioni o disturbi. Tutti i luoghi sacri sono controllati da oltre 42mila telecamere ad alta tecnologia, capaci di coprire anche distanze fino a 60 km.
Negli anni passati vi sono stati talvolta scontri fra pellegrini sciiti dall'Iran e le forze di polizia saudita.
Quest'anno, agli inizi di ottobre alcune voci davano per certo l'invito delle autorità saudite al nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani. Ma il ministero degli esteri di Teheran ha negato che vi sia stato alcun invito e ha escluso la partecipazione di Rouhani all'Hajj di quest'anno, a causa dei molti suoi impegni. Altre personalità iraniane hanno suggerito che forse Rouhani andrà in Arabia saudita subito dopo il pellegrinaggio. Al suo insediamento come presidente, Rouhani aveva espresso il desiderio di iniziare un periodo di distensione con i "fratelli" sauditi. Iran e Arabia saudita appoggiano parti avverse nel conflitto siriano. L'Arabia sostiene e arma i ribelli; l'Iran è uno strenuo difensore di Assad.